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Primato Romano

          Il primato romano si colloca all’interno del problema della comunione tra le chiese. La chiesa si è sempre concepita a livello universale. Comunione tra questa chiesa particolare, e quella chiesa particolare. Se il problema della successione apostolica aveva risolto il problema della comunione interna alla singola chiesa, ora questo pone il problema tra le chiese: problema della cattolicità, universalità. Già nei primi secoli la chiesa si mostra come disseminata nel mondo in tante chiese. Il fondamento della comunione era l’eucarestia, tuttavia non bastava la comunione teologica, ed eucaristica: c’era bisogno di un criterio per controllare la comunione. Ma quando il primato non era riconosciuto, con quali mezzi si verificava la comunione? Come abbiamo già detto il mezzo erano le lettere di comunione.

          La comunione non è solo un fatto tra il vescovo e la sua Chiesa ma tra le varie Chiese, è un problema di comunione tra le Chiese. Se quindi il problema della successione apostolica aveva risolto il problema di comunione nella Chiesa, essere in comunione con il Vescovo era essere in comunione con la Chiesa. Qui ne viene fuori l'idea della cattolicità, dell'universalità, le chiese locali non sono delle isole autosufficienti, devono essere in comunione tra di loro. Ciascuna Chiesa aveva la sua particolarità, a differenza di oggi che in realtà siamo molto simili, ma c'era bisogno di una comunione tra le varie Chiese.

          Il fondamento di questa comunione era l'eucarestia, identica ovunque. L'eucarestia è un elemento teologico, fa la Chiesa una. Ma la comunione ha anche livelli pratici. Non basta solo la comunione teologica ed eucaristica c'è bisogno anche di quella visibile. Come facevano? Oggi c'è il Papato, prima come facevano?

          C'erano innanzitutto, come abbiamo visto, le lettere di comunione, che venivano date dai vescovi ai viaggiatori. In questo modo si intensificava il rapporto tra le Chiese, questo fa si che si iniziasse a scrivere l'elenco dei vescovi. L'elemento della cattolicità era così importante che inventarono questi strumenti. I viaggiatori quindi portavano da una Chiesa all'altra la lista dei vescovi che veniva continuamente aggiornata in questo modo.

          Altra prassi, codificata dal Concilio di Nicea, era quella che a ogni consacrazione dei vescovi dovessero essere presenti i vescovi di almeno tre chiese confinanti. L'idea quindi della comunione tra le Chiese. Abbiamo visto come i vescovi cominciano a riunirsi a livello locale, il bisogno di incontrarsi, non gestisce il vescovo la Chiesa in maniera autarchica, c'è il bisogno di incontrarsi con le varie Chiese. Cipriano è l'inventore dei concili, anche se più che altro erano concili locali. Questo per opporsi a Roma. Infatti prima avrà un rapporto insieme a Papa Callisto per i lapsi, poi ci sarà invece il conflitto con Papa Stefano per il battesimo degli eretici. Siamo nel 256 quindi prima per primo concilio ecumenico, quello di Nicea. L'estensione della crisi ariana comportò poi il concilio di Nicea. C'è però questo bisogno ora di comunitarietà tra le Chiese.

        Nicea è importante anche perché comincia a cristianizzare la geografia. Ormai il cristianesimo non è più una religione di pochi e si comincia a organizzare la Chiesa in maniera ecclesiastica, nascono figure nuove come il metropolita, si riconoscono alcune sedi maggiori, è un altro tentativo di portare comunione. Prima Roma e Gerusalemme hanno un primato si, ma niente di giuridico. Stiamo arrivando al primato papale. Il concilio di Costantinopoli raggruppò le diocesi in province ecclesiastiche, su queste vige il patriarcato. Il canone 28 del Concilio di Calcedonia , stabilisce che Roma deve essere considerata la prima sede, nessun concilio si è mai sognato di mettere in discussione questo, però stabiliva anche che Costantinopoli doveva essere considerata la seconda, questo canone non fu recepito da Roma, infatti Costantinopoli andava così avanti a Chiese più rappresentative come Gerusalemme o Alessandria o Antiochia. Si seguiva un criterio politico più che teologico. Il Papa quindi non riconosce questo canone. A Costantinopoli per la prima volta il vescovo si dà il nome di Patriarca, titolo che risale al 440. Il quarto concilio di Costantinopoli fissa la materia, stabilendo 5 patriarcati, e li fa secondo un ordine gerarchico, Roma, Costantinopoli, Alessandria, Antiochia e Gerusalemme. Il ruolo del patriarcato è importante, perché non aveva soltanto un ruolo di onore, ma funzioni disciplinari, potevano risolvere le cause, l'idea del patriarcato non va vista soltanto in una geografia politica, ma in un'idea di comunione.

          La preminenza della sede romana è progressiva. Quali sono i motivi di questa preminenza della sede romana? Molti sono portati a pensare al fatto che Roma era la capitale del mondo, sarebbe un motivo politico, c'è sicuramente, ma sono altri i veri motivi. Non vanno nemmeno cercati nell'azione dei vescovi di Roma stessi, ma va cercato soprattutto nel prestigio dato dalla presenza di Pietro e Paolo che con il loro martirio spostano il baricentro dell'apostolicità della Chiesa da Gerusalemme a Roma. Negli Atti degli Apostoli i protagonisti sono Pietro e Paolo, il fatto che Roma ha ospitato non soltanto la predicazione ma anche il martirio, non è cosa da poco, per gli antichi morire martiri vuol dire che lì si rimane, ecco perché per costruire la basilica hanno spostato mezza montagna, per costruire sopra, colui che muore martire. Non deve essere spostato il martire, è lì che vigila.

          Da Gerusalemme si passa a Roma, ha un'autorità indiscutibile. Ireneo in Contro le eresie, prende la Chiesa di Roma come punto di riferimento, con questa Chiesa deve essere necessariamente d'accordo ogni Chiesa, il prestigio di Roma è già affermato. Leone Magno dà molto prestigio alla sede romana, questo anche per meriti personali, era un fine teologo e fece molto scalpore la famosa Lettera a Flaviano che stupì perché parlando del monofisismo riuscì a esporre con una chiarezza e cercando di prendere il meglio dalle due scuole di pensiero che si fronteggiavano, quella antiochena e quella alessandrina, è il primo a parlare di plenitudo potestatis, il papa gode della plenitudo potestatis, in che senso? In un senso è accettata anche dagli ortodossi, in senso onorifico cioè, è la sede maggiore, è la sede degli apostoli Pietro e Paolo, ma noi lo intendiamo anche in senso giuridico, il Papa può rimuovere un vescovo se lo vuole. Secondo Leone Magno il ministero del vescovo è locale, quello del papa è universale. Il principio di fondo della successione romana è quello della successione di Pietro. Il ruolo di Roma a guida della Chiesa universale è compiuto nel V secolo, a guida non solo di onore. Anche il termine Papa poteva essere dato a ogni vescovo, così come il termine “successore di Pietro”. Tra i padri Agostino ha una concezione caratteristica della Chiesa che è cristologica, tanto da costituire una sola persona, Christus Totus, Cristo e noi, è una sola cosa con il Cristo.

 

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