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Apostolicità

           Sempre nell'organizzazione della Chiesa altro problema è quello della comunione tra le Chiese. La Chiesa antica si presenta come un'insieme di comunità disseminate, ogni comunità aveva una sua particolarità, pensiamo anche alla liturgia, oggi noi abbiamo un unico messale, invece nell'antichità ogni comunità aveva una sua autonomia, che veniva rispettata. Autonomia ma non anarchia, si era interessati quindi a stabilire la comunione. L'eucarestia è la comunione, il Cristo dell'eucarestia è lo stesso in tutte le comunità, il Cristo dell'eucarestia fonda la comunione, se una Chiesa non è in comunione con un'altra l'eucarestia è spezzata.

          A partire dal II sec, il concetto di apostolicità si fonde sempre più al concetto di successione apostolica, cioè l’idea del passaggio del mandato conferito agli apostoli ad alcuni successori visibili, che sono i vescovi. La chiesa tutta è apostolica. All’interno della chiesa tutta apostolica, vi è l’idea della successione apostolica. Quest’idea del mandato dei vescovi è già presente nel Nuovo Testamento, anche se non in maniera così chiara come l'abbiamo nei Padri. Dobbiamo rifarci soprattutto ai padri: Ignazio di Antiochia, Tertulliano e Ireneo di Lione. 

          Ireneo ne fa un concetto determinante per la comprensione della chiesa e dell’apostolicità (legame tra apostolicità e successione apostolica). In Adversus haereses, l'opera contro le eresie, contro gli gnostici porta proprio questo criterio ecclesiologico dell'apostolicità. Gli gnostici predicavano una chiesa tutta interiore, Ireneo si rifà a una regula fidei, regula veritatis, e sostiene che tale regula è il legame col kerigma degli apostoli, depositato nella vera chiesa (depositum fidei). Le lingue del mondo sono diverse, ma la potenza della tradizione è unica è la stessa. Le chiese fondate nelle Germania non hanno ricevuto, né trasmettono una chiesa diversa, né quelle della Spagna o tra i celti. La regula veritatis è custodita dai vescovi, che sono successori degli apostoli. Anzi, proprio la regolare successione garantisce la continuità della tradizione. Adversus haereses 3,1: la tradizione degli apostoli è manifestata in tutto il mondo, possono vederla in ogni chiesa tutti coloro che vogliono vedere la verità, e noi possiamo enumerare i vescovi stabiliti dagli apostoli. Essi non hanno insegnato né conosciuto le sciocchezze che insegnano costoro (gli gnostici). Se avessero conosciuto ciò, li avrebbero trasmessi a coloro a cui affidavano le chiese. Volevano infatti che fossero perfetti tutti coloro che designavano come successori. Nasce da qui la prassi di stillare la lista dei vescovi, per fare una linea diretta di successione. Da qui il prestigio di alcune chiese particolari. Apostolicità e ministero episcopale sono due concetti distinti, che alla fine si identificano, fino a identificarlo col trapasso dagli apostoli e dai vescovi. Sarà messo in discussione da Lutero, che rivendicherà l’apostolicità di dottrina, più che di successione. Oggi sono riconosciute entrambe.

          C'era quindi il Bisogno di organizzare e controllare la comunione tra le Chiese, oggi il mezzo principale per noi è il Papa, in questo periodo antico invece si escogitano diversi mezzi pratici, come le lettere di comunione, che sono un mezzo concreto pratico, paragonabile al passaporto, c'erano molti cristiani che viaggiavano, per motivi di pellegrinaggio o di commercio, per i cristiani era molto importante quando si viaggiava di essere accolti eucaristicamente. Il vescovo dava questa lettera di comunione, che permetteva di partecipare l'eucarestia in altre comunità, oltre che eucaristicamente era anche accolto dalla comunità che l'ospitava anche per dormire e mangiare. Queste lettere di comunione ci dicono:

  1. Prima di tutto che queste Chiese dovevano essere in comunione tra loro

  2. Inoltre però queste lettere di comunione servivano a comporre il secondo accorgimento che sono le liste dei vescovi, si componevano in questo modo. Serviva a creare un'unione, c'erano i vescovi in comunione, venivano depennati quelli che erano eretici. Non era solo una comunione spirituale ma visibile, un vescovo che era stato condannato da un concilio di eresia non era più considerato vescovo. La successione regolare degli apostoli garantisce la tradizione apostolica. Nasce da questo la consuetudine di stillare la lista dei vescovi. L'apostolicità è sempre più identificata con il ministero episcopale, sono inizialmente due concetti distinti che si richiamano sempre di più sino a legarli. Il concetto verrà messo in discussione da Lutero che rivendicherà più che l'apostolicità di successione quella di dottrina. L'apostolicità non è un fatto solamente storico, c'è anche bisogno della conformità alla fede degli apostoli.

  3. Altro accorgimento era il contatto episcopale tra i vescovi, Cipriano e Agostino hanno scritto tantissime epistole.

  4. Quarto elemento è la presenza di almeno tre vescovi all'ordinazione di un vescovo. La Chiesa locale non deve pensarsi in maniera locale unicamente, questa ordinazione vuol dire segno di comunione.

  5. Quinto elemento di comunione sarà quello dei sinodi e dei concili, nascono e si affermano proprio perchè la Chiesa è una comunità. La prassi sinodale e conciliare, nasce con Cipriano in Africa, con una serie di sinodi, poi con l'eresia ariana ci fu Nicea il primo concilio ecumenico, essere in comunione con i primi 7 concili voleva dire essere in comunione con la Chiesa. Il Concilio di Nicea è il primo a tentare una suddivisione di geografia ecclesiastica, a fare raggruppamenti di chiese o gerarchie di Chiesa.

 

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