Leone XII (1823-1829)

 

STORIA DELLA CHIESA

I PONTEFICI

Leone XII (Annibale Sermattei della Genga) [castello della Genga, Fabriano - Ancona, 1760 - Roma 1829], papa (1823-1829). Sacerdote nel 1783, vescovo di Tiro (e poi di Senigallia), fu nunzio a Lucerna e a Colonia, inviato presso la dieta germanica (1805), e poi nunzio a Monaco e a Parigi (1808). Cardinale dal 1816 e vicario di Roma dal 1820, fu ostile alla politica cautamente riformatrice del Consalvi e alla morte di Pio VII fu fatto papa (28 settembre 1823) dopo un lungo conclave che vide la vittoria del gruppo dei cardinali “zelanti”, contrari alle innovazioni. Leone XII (che enunciò il suo programma di restaurazione della fede, di lotta all'indifferentismo religioso, di condanna del liberalismo e delle “sette” nell'enciclica Ubi primum del maggio 1824) cercò di frenare le tendenze gallicane in Francia e combatté quelle febroniane in Austria e in Germania, riconobbe di fatto l'indipendenza delle colonie spagnole d'America, indisse nel 1825 un grande giubileo e tolse dall'Indice le opere di Galileo. Più rigida e chiusa fu invece la linea adottata nel governo temporale dello Stato Pontificio, caratterizzata da un'azione rigorosa contro i fermenti liberali (dure repressioni operate contro il movimento settario romagnolo dal cardinal Rivarola e da monsignor Invernizzi, condanne a morte del Targhini e del Montanari) e da un'accentuazione del peso del clero nella vita pubblica. Leone XII negoziò dei concordati con gli Stati renani, la Svizzera, l'Hannover e gli Stati dell'America del Sud. Nel 1824 creò la congregazione degli studi per la scuola dello Stato Pontificio, che dal 1870 diresse le università pontificie.