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testimonianze cristiane, storia della chiesa cattolica, teologia, esegesi, aborto, famiglia, battaglia per la vita

Rinascimento, umanesimo

Un movimento culturale di grande importanza, un movimento europeo. Il concetto di rinascimento non esisteva è stato coniato da Jacob Bucherhart. Quello che è successo in questo periodo è successo in Italia, è qui che tutto è partito. Questo momento ha segnato una rottura, rottura con il medioevo, nasce la modernità. Questa idea di rottura è stata messa in discussione, la riscoperta della cultura antica non fu totale, già nel medioevo, gli autori latini erano stati studiati, è difficile tracciare una linea di separazione netta tra questi due periodi. In un periodo c'è stata una coesistenza tra rinascimento e medioevo. Quello che chiamiamo rinascimento ha riguardato un elite di pensatori, artisti, la popolazione non ha visto alcun cambiamento. Alcuni storici più sensibili quindi alla vita sociale non vedono questa discontinuità. L'elemento di discontinuità fondamentale è che indubbiamente assistiamo all'affermazione di una cultura antropocentrica e non più teocentrica, che mette al centro l'uomo, per questo un altro concetto per qualificare questo periodo è umanesimo, rinascimento riguarda più l'aspetto cultuale delle belle arti, l'umanesimo più l'aspetto letterario filosofico. Quando si parla di Rinascimento in modo sintetico si deve pensare ad un'affermazione esasperata dell'autonomia dell'umano rispetto a Dio e all'ordine divino. Si afferma l'autonomia della ragione sia filosofica sia scientifica. In campo artistico si afferma l'autonomia della bellezza in quanto l'arte non viene vista più come espressione di verità di fede e non ha più finalità apologetiche. Il criterio che muove l'artista è puramente estetico. In campo politico si afferma l'autonomia dello Stato rispetto alla Chiesa (il contrario di quanto affermato dalla bolla Unam Sanctam).

I papi del rinascimento sono dieci (dalla fine del grande scisma, 1450, all'inizio della riforma protestante, 1520): Nicolo V (1447-1455); Callisto III (1455-1458); Pio II (1458-1464); Paolo II (1464-1471; Sisto IV (1471-1484); Innocenzo VIII (1484-1492); Alessandro VI (1492-1503); Pio III (1503-1503); Giulio II (1503-1513); Leone X (1513-1521). Assistiamo all'avvento positivo del mecenatismo papale, e al lato più oscuro che è la vita privata dei pontefici, il modo di comportarsi di alcuni papi del tempo. Per quanto riguarda il mecenatismo papale, tutti questi papi hanno voluto rendere Roma più bella, doveva essere la più bella, alla metà del 400 lo stato della città era desolante, si presentava come una vasta distesa di rovine. I papi quindi chiamarono grandi artisti, come Raffaello e Michelangelo, per riportare Roma allo splendore del passato. le più famose realizzazioni furono la cappella Sistina (da Sisto IV), edificata dal 1465 al 1481; la basilica di San Pietro, i lavori iniziarono il 18/04/1506 e fu consacrata il 18/11/1626 (20 papi e 10 architetti); le stanze di Raffaello e la loggia. Con Nicolò V si assiste veramente all'avvento del mecenatismo, protettori delle belle arti saranno questi papi. La finalità di questa rinascita culturale di Roma era una finalità apostolica, Nicolò V poco prima di morire diceva che se si dava visibilità e bellezza con grandi edifici la fede sarebbe stata rafforzata.

Questi papi del rinascimento provenivano da grandi famiglie (Della Rovere, Sisto IV e Giulio II; Borgia, Callisto III e Alessandro VI; Medici, Leone X), i nomi di questi papi sono spesso associati alle cose private, un contrasto tra la dignità dell'ufficio e il modo indegno con il quale veniva amministrato questo ufficio. Si favorivano i propri nipoti o parenti, indipendentemente dal merito, ma solo perché facevano parte della stessa famiglia, questo fatto non era del tutto una novità, già Dante aveva accusato questa cosa prima. Ma qui si entra nel periodo del grande nepotismo, consiste nel fatto che questi papi hanno cercato di innalzare anche politicamente i propri parenti, anche a scapito dello stato pontificio, hanno alienato il patrimonio territoriale della chiesa, dati ai loro nipoti per innalzarli politicamente, soprattutto Giulio II e Alessandro VI, spesso erano degli incapaci e degli intriganti questi nipoti, questo nepotismo finì per indebolire lo splendore e l'autorità dei papi. Il concilio di Trento volle porre fine a queste cose. Il caso più emblematico fu quello di Alessandro VI, ha regnato a cavallo tra il 400 e il 500 ebbe da gestire molti problemi importanti, ha coinciso con una fase nuova della storia politica europea, nel 1492 c'è l'espulsione degli ebrei dalla spagna, la scoperta del nuovo mondo, Alessandro VI ha dovuto occuparsi di gestire i conflitti tra Spagna e Portogallo per la spartizione dei territori. Rodrigo Borgia era nipote di un altro papa Borgia Callisto III, lui aveva fatto la carriera del suo nipote, cardinale all'età di 24 anni, quando venne eletto papa, ci sono sospetti di simonia sulla sua elezione, sospetti quindi che la sua elezione fosse stata pagata. C'è una leggenda nera dei papi Borgia che avrebbe incarnato tutte le tare dei papi del rinascimento, quando è stato eletto aveva 4 figli riconosciuti e 3 non riconosciuti, una volta papa ne ha avuti altri 2. Alessandro VI non ha cessato di favorire i suoi nipoti, a cui alienava terreni della Chiesa per favorirli politicamente..

Il principale avversario di Alessandro VI fu un frate domenicano, Girolamo Savonarola, un personaggio controverso anch'esso, ma molto interessante, questo Girolamo Savonarola, fu condannato al rogo e la condanna fu eseguita il 23/5/1498 in piazza della signoria a Firenze. Tale condanna segnava la sconfitta della corrente riformista della Chiesa. Esponente di una corrente riformatrice all'interno della Chiesa, c'è chi sostiene che era il simbolo dell'intolleranza cristiana, alcuni lo presentano come un esaltato, altri più numerosi vedono in lui come una figura profetica, mandato da Dio proprio in quel momento per manifestare la santità della Chiesa. Si parla oggi anche di una possibile canonizzazione di Savonarola. Era nato a Ferrara il 21 settembre del 1452 aveva presto lasciato la casa paterna in seguito a una crisi spirituale. Un giorno della primavera del 1475 si è presentato alle porte del convento di Bologna dai domenicani. Questo convento di San Marco era stato fondato dai Medici ed era legato a questi. Visse nel convento dal 1482 al 1487. Nel 1489 Lorenzo il Magnifico sostiene il ritorno del Savonarola a Firenze, dove arriva nel 1490. Nel 1491 sempre con l'appoggio di Lorenzo dei Medici fu eletto priore di San Marco. Fu un evento eccezionale visto che lui non era originario di Firenze. Ben presto l'intesa tra i Medici e il Savonarola cessò perché questo iniziò a denunciare la connessione esistente tra il potere polito e quello ecclesiastico (simonia) e cominciò a predicare la riforma della Chiesa. Il momento di gloria di Savonarola sarà quando cadranno i medici e arriverà la repubblica. Il 25/7/ 1492 muore papa Innocenzio VIII, gli successe Alessandro VI l'11/8/1492, la cui elezione venne ritenuta simoniaca. Questo frate inizia a predicare contro il papa e contro Roma, vennero pronunciate contro di lui delle sentenze di condanna, 1495 gli fu proibito di predicare. Savonarola si rifiutò ad obbedire al papa, rifiutandosi, si richiamava alla sua coscienza, tutto questo portò il papa a pronunciare una sentenza di scomunica nei suoi confronti. Savonarola reagì proclamando un'epistola a tutti i cristiani, in questo testo lui rivendica il carattere ispirato, profetico della sua predicazione, dichiara che la sentenza presa dal papa è errata quindi invalida. Denunciava l'attualità partendo dall'esodo, si presentava come il nuovo Mosè, il faraone era il papa di Roma. Savonarola aveva il sostegno della città di Firenze, sostenuto dal partito dei piagnoni, a un certo punto perse questo sostegno politico, la signoria passò alla fazione opposta dei piagnoni, quella degli arrabbiati. Fu costretto al silenzio Savonarola. Scrisse ai principi cristiani per chiedere di un concilio, l'8 aprile del 1498 venne arrestato, processato, tre processi, torturato e condannato a morte in piazza signoria a Firenze, insieme con due fratelli che gli erano rimasti fedeli fino alla morte. Il suo progetto era quello di fare una città santa, quindi in lui c'era una certa confusione tra potere spirituale e temporale. La chiesa per lui ha un ruolo politico, deve attuare il suo ordine morale, si bruciavano libri e tutto ciò che non era in linea con l'ordine morale cristiano. Ora c'è un processo di beatificazione di Savonarola, l'ordine domenicano spinge molto per arrivare a questo.

Umanesimo

L'umanesimo è l'altro concetto che viene associato a rinascimento, l'umanesimo è il versante culturale e filosofico, l'attenzione di questi autori viene portata non più su Dio ma sull’uomo, questo movimento ha una duplice caratteristica, significa ritorno ai capolavori classici. Sul piano filosofico è un movimento di rigetto della cosiddetta scolastica medioevale, il ritorno alla filosofia di Platone e dei suoi discepoli. Il libro è una nuova dimensione della conoscenza, che mette l'uomo al centro e permette un dialogo diretto con gli antichi. È una dottrina che considera l’uomo fine e valore supremo. Ma tutto dipende dal senso che si dà all’idea di uomo e ad ogni idea diversa corrisponde un diverso tipo di Umanesimo (liberale; ateo; cristiano: definito da Maritain come umanesimo integrale).

Petrarca (1304-1374) fu un esponente di questo periodo, discepolo di Sant’Agostino, latinista, egli fu all’origine di quel movimento di ritorno alle lettere classiche. Questo movimento di ritorno all’antichità costituisce la prima caratteristica dell’umanesimo italiano. L’interesse del Petrarca per l’antichità nasceva dal fatto che egli era un patriota italiano e nei testi dell’antichità ritrovava la lingua e la storia della propria patria. Petrarca ritrovava nei testi antichi tutto quello che aveva fatto la grandezza della Roma imperiale dei primi secoli, e lui vedeva Roma che si disfaceva sotto i suoi occhi, auspicava il ritorno alla grandezza della civiltà cristiana occidentale. Il ritorno alle fonti dell’antichità significava anche il ripudio sia sul piano filosofico sia su quello teologico della scolastica medioevale, cioè il rifiuto di Aristotele e dell’empio Averroè, con il conseguente ritorno a Platone e ai suoi discepoli. L’evoluzione di questo movimento è legata a due successori di Petrarca: Marsilio Ficino e Pico della Mirandola. L’umanesimo italiano non era solo un ritorno alla letteratura greca e latina ma era qualcosa di più perché costituiva un innalzamento del pensiero sia sul piano filosofico sia su quello teologico e cosa più importante era un umanesimo cristiano. È da stigmatizzare l’idea che gli umanisti fossero atei, edonisti e scettici, perché il loro scopo non era quello di aggredire la teologia tradizionale, ma quello di aiutare Chiesa e teologia, cioè di aiutare la Chiesa, che era stata deformata dalle rughe del tardo Medioevo, a ritrovare le sue radici evangeliche. A tal fine gli umanisti cercarono di mettere Platone e i suoi discepoli al servizio della fede cristiana e di promuovere il ritorno alle sorgenti del vero cristianesimo: cioè la Bibbia, soprattutto il Nuovo Testamento, e i Padri della Chiesa. Le loro audaci ricerche ai limiti dell’ortodossia, hanno fatto strada alla riforma protestante, ma è anche vero che la Chiesa avendo un atteggiamento di condanna nei loro confronti si è privata di collaboratori, colti e illuminati, per combattere la Riforma Protestante.

In Francia c'è una figura che emerge che è quella di Lefèvre un teologo e un umanista, il primo traduttore della bibbia il lingua francese, in altri paesi troviamo circoli umanisti, come in Germania, in Inghilterra c'è la figura di Tommaso Moro (1478-1535) autore del famoso libro "l'utopia", fu giustiziato per essere rimasto fedele alla chiesa di Roma dopo lo scisma, per aver rifiutato di riconoscere la supremazia reale. Dopo il 1500 le università diventano anche luoghi di studio per gli studi umanistici, in particolare lo studio delle due lingue dell'antichità, greco e ebraico, come lingua dell'antico testamento.

Erasmo da Rotterdam (1466-1536), nato a Rotterdam, città olandese, il 28 ottobre del 1466, era il figlio illegittimo dell'unione tra un prete e una donna, divenne orfano di padre e di madre ben presto, morirono entrambi di peste, ricevette la sua educazione dai dei fratelli della vita comune, fu segnato dalla spiritualità della devotio moderna, fu la principale figura del Rinascimento europeo, chiamato il principe degli umanisti. Nel 1487, a malincuore, senza avere una profonda vocazione scelse di entrare nel monastero di Stejn, nei paesi bassi, fu ordinato sacerdote il 25/4/1492. Ma la sua vera passione era lo studio e in particolare lo studio delle lettere antiche, la letteratura classica in particolare, di Cicerone. A un certo punto lascio il convento e divenne segretario del vescovo francese Enrico di Bergen, e grazie al sostegno economico di questo vescovo poté continuare i suoi studi a Parigi. Un altro momento importante fu il viaggio in Inghilterra, qui si incontro con Tommaso Moro e altri, questo sarà un incontro decisivo, incontra un umanesimo cristiano. Quindi decise di dedicarsi allo studio della Sacra Scrittura e compose diverse opere:

  • Enchiridion militis Chiritiani (1503), e un piccolo manuale di pietà scritto per introdurre i laici alla vita cristiana. L’idea che sta alla base di questo libro è che la perfezione cristiana sta nel cuore dell’uomo, nel suo rapporto intimo con Cristo, cioè nell’interiorità e non nelle manifestazioni esterne (riti, sacramenti, liturgia). La sua è dunque una spiritualità dell’interiorità bastata sul rapporto diretto cristiano/Dio. Qui si trova l’idea dell’imitatio Christi, con la differenza rispetto alla Devotio Moderna che l’imitazione di Cristo deve essere imitazione della sua umanità;
  • Il suo elogio della follia (1511) è una satira sulla chiesa del suo tempo (fa dire a un pazzo ciò che lui stesso vorrebbe dire), dietro le apparenze il sapiente vero può scoprire la vera saggezza. Questo libro fa di Erasmo un maestro ammirato e riconosciuto;
  • Novum instrumentim (1516), è l’edizione del testo greco del Nuovo Testamento con una traduzione latina che si discostava da quella della Vulgata. Nell’introduzione si trova un commento al Nuovo Testamento. Erasmo sviluppa una teologia biblica che chiama filosofia di Cristo.

Nel periodo 1516-1518 Erasmo raggiunge il culmine del suo prestigio a tal punto da essere additato come l’uomo che poteva riformare la Chiesa, però a questo punto entra sulla scena della storia Lutero che adombra la figura di Erasmo, perché

  • Da un lato, Erasmo è attratto dalle idee di Lutero e per questo, nell’ambiente cattolico, viene ben presto sospettato di compiacenza eccessiva nei confronti di Lutero e delle sue idee;
  • Dall’altro lato, Erasmo è diffidente nei confronti delle posizioni assunte dal riformatore nel 1520.

Ben presto la Chiesa cerca di utilizzare il prestigio di Erasmo invitandolo a scrivere contro Lutero. In risposta a tale invito nel 1524 Erasmo scrive De Libero arbitrio opera in cui critica la teoria luterana seconda la quale l’uomo non è libero, ma è predestinato al bene o al male. Quindi in quest’opera Erasmo difende il principio del libero arbitrio contro il determinismo luterano. Di contro Lutero risponde ad Erasmo col De servo arbitrio. Questa polemica segna la rottura tra Erasmo e Lutero, cioè tra l’umanesimo cristiano e la Riforma Protestante. Nel 1521 Erasmo si stabilisce a Basilea, dove il 12/7/1536 muore.

I due aspetti principali dell’umanesimo cristiano sono:

  • Il ritorno all’uomo: Dio non è più visto come un oggetto metafisico lontano dall’uomo e dalle sue preoccupazioni, ma è guardato nella sua relazione con l’uomo. Il Dio degli umanisti non è il Dio dei filosofi, ma è il Dio della rivelazione e dell’incarnazione. In questo senso si può parlare di una spiritualità cristocentrica.
  • Il ritorno alle fonti della rivelazione: c’è la congiunzione tra la pietas e l’erudizione (pia dottrina o dotta erudizione). Lo studio della letteratura classica sostituisce quello della filosofia che non viene più vista come ancilla theologiae. La letteratura degli umanisti sviluppa contenuti e tematiche cristiane quali l’umiltà, il gusto del bello, il senso del mistero.