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Palestina

Nella Bibbia la Palestina è indicata con diversi nomi. Oltre a termini come Eretz Yisrael "Terra di Israele", Eretz Ha-Ivrim "Terra degli ebrei", "Terra in cui scorre latte e miele", Terra promessa, tutto il territorio ad occidente del fiume Giordano era chiamato "Terra di Canaan", cioè occupata dai Canaaniti (o Cananei), considerati discendenti da Canaan figlio di Cam.

Con l'arrivo del popolo ebraico, la 'Terra di Canaan' prese il nome di "Terra di Israele". La storia a questo punto coincide con la storia del popolo d'Israele. Dopo la divisione in due del regno ebraico, quello più meridionale venne chiamato regno di Giuda, mentre la parte settentrionale regno di Israele o Samaria.

La Terrasanta (Palestina, Israele) è suddivisa da sud a nord in tre distretti o regioni principali:

  1. Giudea al Sud
  2. Samaria al Centro
  3. Galilea al Nord

Le suddette zone hanno assunto denominazioni differenti a seconda delle varie epoche e a seconda delle invasioni.

Israele è un territorio particolare, infatti la zona abitata non è grandissima. Ha un’estensione simile a quella della Calabria. Comunque in così poco territorio ci sono numerosissime varianti climatiche e una vasta varietà paesaggistica.

A Ovest, lungo la costa vi è una zona pianeggiante; spostandosi verso est segue una sona montuosa (nella sezione centrale del paese), fino ad arrivare ad una forte depressione in corrispondenza del Giordano, che è la depressione massima della superficie terrestre (Lago di Tiberiade, circa 200 m. sotto il livello del mare; Mar Morto ca. m. 400 sotto il livello del mare). Questa è una zona molto calda ed umida.

Betlemme si trova quasi a m. 1000, perciò d’inverno fa freddo, ma scendendo si arriva a Gerusalemme (m. 900), fino ad arrivare sempre più giù a Gerico (m. 400 sotto il livello del mare) dove è molto caldo. Il percorso da Gerusalemme a Gerico (la strada di cui parla in Vangelo di Luca nella parabola del Buon Samaritano) è costituito da una strada tutta a tornanti, in forte discesa.

A Nord si trova il Libano, con il Monte Ermon da cui nasce il Giordano che scorre verso Sud ("come rugiada che scende dall’Ermon ai Monti di Sion", dice il Salmo). Il fiume Giordano entra ed esce dal Lago di Tiberiade (lago molto pescoso). Il fiume si arricchisce di molti torrentelli di acqua piovana ed arriva fino al Mar Morto. Il Mar Morto a differenza del Lago di Tiberiade non ha emissario, ma il bacino idrico non si riempie a causa della fortissima evaporazione, per cui c’è una salinità elevatissima, che rende impossibile la vita. Il paese è solcato da numerosi wadi (parola araba per indicare i canyon): sono torrenti a carattere stagionale, di solito asciutti e percorribili a piedi, ma nella stagione delle piogge (dicembre-gennaio) possono diventare improvvisamente corsi d’acqua impetuosi che travolgono tutto quello che trovano. Il regime torrentizio di questi corsi d’acqua li rende estremamente pericolosi, come ricorda il Libro del profeta Geremia. Geremia dice a Dio per rimproverarlo: «Tu sei diventato per me come un torrente impetuoso» (cioè: io stavo venendo verso di te, come risalendo un wadi, e tu mi hai ributtato a valle come un torrente in piede, che coglie di sorpresa e travolge).

Il Monte Ermon è quasi sempre innevato. Raramente nevica in Giudea (a Gerusalemme o Betlemme), mentre l’Ermon ha ghiacciai perenni.

Quando il popolo d’Israele arriva in Terra Promessa, vi entra da est, dall’attuale Giordania (nome biblico: Edom), cioè passando sotto il Monte Nebo, dove Mosè si ferma e muore, senza entrare nella Terra Promessa.

Il territorio di Israele era zona di passaggio, necessariamente da attraversare per mettere in comunicazione i due grandi imperi antichi, cioè l’Egitto e Babilonia. Il passaggio può avvenire attraverso la Via dei re (cioè più o meno costeggiando il corso del Giordano) oppure per la Via del mare (lungo la costa, passando accanto al monte Carmelo, poi per la pianura di Esdrelon [detta anche di Yzreel] e via verso Babilonia. La piana di Esdrelon ha all’estremità ovest Meghiddo, a est Bet Shean, località in cui si sono svolte tantissime battaglie, proprio per questa posizione strategica. Per questo motivo la Bibbia ambienta a Meghiddo (cioè il luogo detto Armageddon nell’Apocalisse) la battaglia escatologica: era da sempre considerato teatro di battaglie tremende. A Meghiddo il re Giosia, unico re "buono" dei tanti re di Israele, muore ucciso dagli arcieri del faraone Necao, con grande sconcerto. Perché il re santo muore così? Se Dio c’è non dovrebbe risolvere i problemi dell’uomo e premiare i buoni? Così la riflessione di Israele si apre alla teologia del "giusto sofferente": «Guarderanno a colui che hanno trafitto». Ecco perché la battaglia escatologica avviene a Meghiddo.

Le sorgenti spuntano all’improvviso nel terreno, perché il 98% dell’acqua piovana va nei wadi, ma un po’ entra nella terra e rispunta formando oasi idilliache e sorprendenti. «Come una cerva anela ai corsi d’acqua…»: per Israele l’acqua diventa spontaneamente simbolo di vita. Dove c’è l’acqua c’è la vita. Fa parte della simbologia battesimale. Il Mar Morto è acqua stagnante, amarissima, salatissima, mentre a nord c’è acqua più abbondante.1

La regione subì in quel periodo l'invasione del popolo di origine greca dei Filistei, o pheleset (migratorio), le cui cinque città principali erano Gaza, Ashdod, Ekron, Gath, e Ashkelon. Popolo di cui gli Egiziani antichi danno per primi notizia come P-r/l-s-t (convenzionalmente Peleshet), uno dei Popoli del mare che invasero l'Egitto durante il regno di Ramses III ma su le cui origini vi è ancora dibattito.

"Filistea" (ebraico פלשת Pəléšeth, P(e)léshet) è il nome da cui proviene "Palestina", e deriva quindi dal popolo dei Filistei. Costoro vennero sottomessi da re David vincendo alcune battaglie ai tempi del profeta Amos, prima di scomparire definitivamente come popolo, tanto che non sono più citati già dai tempi delle invasioni degli Assiri.

La terra di Israele venne sottoposta al dominio romano, al quale tentò di ribellarsi a più riprese. La prima guerra giudaica, nel 70, e poi la seconda guerra giudaica, nel 135, furono vinte dall'esercito romano, ma a costo di pesantissime perdite umane. L'Imperatore Adriano fu così irritato da queste perdite nell'esercito che decise di sradicare ogni presenza ebraica nel territorio,esiliando gli ebrei (Diaspora) e cambiando il nome della terra di Canaan da quello preesistente di ‘Provincia Judaea’ in ‘Provincia Syria Palaestina’, (più tardi abbreviato in ‘Palaestina’). Adriano fece questo per umiliare profondamente gli ebrei, ribattezzando la loro terra con il nome dei loro acerrimi nemici, i Filistei appunto.

Il nome 'Palestina' dunque non era mai esistito prima che i romani conquistassero definitivamente, nel 135 d.C. la regione che prima si chiamava 'Israele', o 'Giudea'. Per tutte queste ragioni, il nome ‘Palestina’ non compare mai nella Bibbia (né nel Corano).

Il termine 'Palestina' dunque non solo non è autoctono, ma non è originariamente legato al mondo arabo, derivando invece dal popolo di invasori greci e dell’Asia Minore e imposto poi dai romani. I filistei non erano semiti, non erano arabi e non hanno mai avuto alcun legame storico, etnico o politico con gli arabi o con l’Islam. Dal IV secolo d.C. la regione si chiama Palestina, ma il suo nome originario è "terra di Canaan", o "terra di Israele".

Lingua

In Palestina e in Siria si parlava aramaico, ma era anche molto diffuso il greco, lingua che dai tempi di Alessandro Magno era diventata di uso comune in tutto il mondo ellenizzato. Nelle colonie ebraiche della Diaspora si parlava principalmente il greco.

L'ebraico era utilizzato a scopo liturgico in Palestina. Nella Diaspora le Sacre Scritture erano state tradotte in greco (versione dei Settanta). Il latino venne introdotto con l'amministrazione romana.2


1) Vicariatusurbis.org
2) Maat.it