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Pace di Westfalia

La pace di Westfalia del 1648 pose fine alla cosiddetta guerra dei trent'anni, iniziata nel 1618, e alla guerra degli ottant'anni, tra la Spagna e le Province Unite. Essa si divide nei due trattati firmati a Münster (con la Francia) e Osnabrück (con la Svezia). La pace venne poi completata con il Trattato dei Pirenei, del 1659, che mise fine alle ostilità tra Spagna e Francia. La pace di Westfalia, portò all’indebolimento dell’autorità imperiale e la rafforzamento di quella dei principi sia per le questioni politiche sia per quelle ecclesiastiche. Da questo momento il Sacro Romano Impero Germanico fu diviso in Corpus Cattolicorum e Corpus Evangelicorum.

Tale trattato di pace portò come conseguenza in ambito religioso, il riconoscimento del calvinismo al pari del luteranesimo e del cattolicesimo. Nel contempo il principio della territorialità confessionale, già riconosciuto con la pace di Augusta, viene confermato ristrettivamente in quanto fu decretato che dal 1624, gli Stati non possono più cambiare la propria fede e di conseguenza venne meno il principio del cuis regio eius religio, come successe in Sassonia dove il passaggio dal principe alla fede cattolica non ebbe la conseguenza di far cambiare la fede al suo popolo che restò protestante.

I trattati di Westfalia del 1648, aprono una nuova fase della storia della Chiesa e dell’Europa perché portano alla modifica dei rapporti politici fra la Santa Sede e gli altri Stati europei e di quelli tra la Chiesa e lo Stato all’interno di ogni paese. A livello internazionale i trattati di Westfalia che mettono fine alla guerra dei trent’anni, segnano una rottura decisiva perché:

  • questa pace segna la fine dell’ideale dell’unità religiosa nel continente europeo, si assiste al passaggio dalla realtà sacra della cristianità, simbolo dell’unità religiosa, a quella profana dello Stato caratterizzata dalla diversità religiosa;
  • questi trattati contribuirono ad indebolire a livello internazionale la Santa Sede;

Sul piano generale della cultura siamo nel periodo dell’Illuminismo e sul piano politico in quello dell’Assolutismo, in cui si afferma l’idea di Stato, nel senso moderno della parola. Fu Thomas Hobbes con il suo libro il Leviathan a diffondere l’idea di Stato assoluto, il quale nasce per evitare che l’uomo “azzanni” un altro uomo: homo homini lupus.

All’indomani della pace di Westfalia, la Francia di Luigi XIV era diventata la nazione guida d’Europa, diventandone modello di Stato assoluto. Tale concezione incrinò da subito i rapporti con la Chiesa, perché lo Stato cercò di statalizzarla e si cercò anche di affermare l’autonomia delle Chiese locali rispetto all’autorità romana attraverso la loro nazionalizzazione, come capitò in Francia con il Gallicanesimo, in Germania con il Febronianesimo, in Austria con il Giuseppinismo e in Italia con il Giusnaturalismo.

In questo periodo l’Europa, sul piano confessionale, è divisa in tre grandi blocchi:

  1. Stati cattolici;
  2. Stati protestanti;
  3. Stati misti

All’indomani di Westfalia furono elaborati i primi documenti politici tendenti all’unità politica europea, tra cui quello dell’abate di Saint Pierre che scrisse nel 1713 Un progetto per rendere la pace perpetua in Europa, in cui influenzato dai filosofi del diritto naturale, riteneva che l’Europa unita doveva essere fondata sul diritto naturale, era il suo progetto di una Repubblica Cristiana, in cui si voleva fare una sintesi tra l’ideale unitario del Medioevo (Sacro Romano Impero Germanico) e il nuovo spirito di tolleranza di Enrico IV di Francia.

La situazione politica del papato fra il 1650 e la fine del 1700 risulta molto difficile tanto che i papi del tempo pur abili e preparati, dovettero assistere impotenti al declino dell’autorità politica e religiosa della Chiesa che è da imputare:

  • alle potenze cattoliche, che si sottraggono alla guida della Chiesa affermando la loro supremazia politica rispetto al papa;
  • alle potenze protestanti (Inghilterra, Prussia e Russia scismatica), che vennero ad assumere, nel gioco politico/diplomatico d’Europa, una posizione dominante rispetto agli Stati cattolici, a tal punto che la stessa autorità del papa diminuì a favore della laicizzazione dello Stato;

Tra i papi del periodo ricordiamo per importanza:

  • Innocenzo XI beatificato da Pio XII nel 1956 definendolo Defensor Christianitatis. Uomo di elevata religiosità, dotato di un grande senso di giustizia, incarnò l’ideale dell’unione dei principi cristiani europei contro i Turchi, per cui mediò un’alleanza tra l’imperatore d’Austria, Leopoldo I e il re di Polonia Giovanni III, per fermare i Turchi che assediavano Vienna;
  • Benedetto XIV, uomo erudito, colto, canonista, seppe conquistarsi la stima dei suoi contemporanei, compresi i protestanti. Abile diplomatico fu neutrale nei confronti della guerra austriaca, concluse dei concordati col Piemonte, con la Spagna e con l’Austria;

La guerra dei trent’anni, fu l’ultima guerra di religione in Europa, che fu dovuta all’intento dell’imperatore d’Austria di conquistare la Boemia costringendo gli abitanti a convertirsi al cattolicesimo. In un primo tempo l’imperatore sembrava avere la meglio, ma quando il conflitto cominciò ad avere proporzioni internazionali, cominciarono le difficoltà, in quanto la Svezia intervenne a favore della Boemia per salvaguardarne la fede evangelica minacciata e con lui si allearono anche altri principi protestanti tedeschi, nel contempo anche la Francia cattolica del cardinale Richelieu, intervenne per contrastare l’ascesa degli Asburgo in Europa. L’ingresso della Francia a seguito della sconfitta militare della Svezia, portò l’Imperatore d’Austria alla resa e la patteggiamento della pace.

La pace di Westfalia segnò il completo fallimento della diplomazia vaticana in quanto:

  • il nunzio Fabio Chigi non fu ascoltato da nessuno;
  • la protesta fatta dal papa Innocenzo X con la bolla Zelus Dominus Dei, per l’esclusione della Santa Sede dal trattato di pace, cadde nel vuoto;
  • per la guerra di successione al trono di Spagna, il re Carlo II designò come erede il duca francese Filippo d’Angiò, che fu appoggiato dal papa, per limitare la posizione egemonica degli Asburgo, che in risposta a tale affronto, occuparono parte dello Stato Pontifico, che fu alla fine costretto a riconoscere il candidato Asburgico, mentre Filippo d’Angiò diventato re di Spagna col nome di Filippo IV ruppe le relazioni con la Santa Sede.