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Farisei

I farisei (pharisaios) derivano dagli hasidim (fedeli, pii). 99 sono le presenze nel Nuovo Testamento del termine pharisaios di queste il termine solo una volta è usato nell'epistolario paolino, mentre nel resto del Nuovo Testamento il termine è usato soprattutto nelle polemiche tra Gesù e i farisei, è usato per lo più in un accezione negativa e al plurale più che al singolare. Il sostantivo pharisaios è collegato al verbo aphorizein, che vuol dire separare, mettere da parte. Si prospettano così due accezioni contrastanti del termine: una denigratoria che definisce i farisei come settari e ipocriti, l'altra elogiativa per la ricerca dell'ideale della santificazione, compiuta mediante la separazione dall'impurità 1. I farisei collaborano con i Maccabei per la liberazione di Gerusalemme una volta liberato il Tempio si dividono dai maccabei, mentre i maccabei continuano la lotta. Loro avevano soprattutto ideali religiosi, non erano condizionati da intenti politici. Erano formati prevalentemente da laici, potevano aderirvi sacerdoti ma a livello personale. La caratteristica dei farisei è quella di aderire totalmente alla Torah, una fedeltà che non era solo legalista però, fedeltà ai comandamenti della Torah e dei precetti relativi alla purità cultuale e alle decime. L'immagine che riceviamo dai vangeli è da capire nel fatto che i farisei rimasero dopo il 70 d.C. (La caduta del tempio di Gerusalemme) coloro che guidavano i giudei e quindi erano in contrasto con le prime comunità cristiane. Movimento farisaico che è stato determinante nella formazione del canone. I farisei esercitarono quindi un influenza decisiva dopo il 60, grazie alla forza interiore del movimento dei farisei. A differenza dei sadducei e degli zeloti che hanno una strategia anti-imperiale aperta, i farisei hanno un atteggiamento politico molto più remissivo, molto più conciliante rispetto alle autorità romane, hanno capito che il Regno di Dio è ormai inconcepibile, infatti è l'unico movimento che continua nel rabbinismo dopo il 70 d.C. A differenza dei sadducei, i farisei credevano anche nella Torah orale">Torah orale, e credevano nella resurrezione.

Gesù è più vicino agli ambienti di tendenza farisaica che ai sadducei, la Chiesa primitiva già nel modo di riportare le cose evidenzia una polemica antifarisaica, questa anamnesi ecclesiale ha influito sul modo di presentare Gesù Cristo, su alcuni punti c’è stato uno scontro tra Gesù e i farisei, e questa polemica è rimasta aperta per molto tempo. Nella ricerca sul Gesù storico si tende a riportare Gesù nel contesto della sua ebraicità, questo non vuol dire che non c’è stata polemica con i farisei, porre Gesù nel contesto ebraico è sacrosanto, mitigare la discontinuità va bene, ma non omologare Gesù nel contesto ebraico, c’è una certa continuità ma anche una certa rottura. Il fariseo non è però solo un oppositore di Gesù. Fariseo non è soltanto ipocrisia, ma è anche una seria ricerca di santità e osservanza, in genere al di fuori di mire politiche, tanto che i farisei criticavano i sadducei e il modo di operare il culto, e il legame tra i sadducei e i romani (pagani). Si sforzavano di obbedire alla legge di Dio, il problema non è tanto quanto alla Torah, ma quanto all’Allakah, il modo di interpretare la legge, è su questi punti che si verifica uno scontro. Dopo l’esilio c’era un tacito accordo che metteva sullo stesso piano la Torah e l’Allakah. L’evangelista Matteo mette l’accento proprio su questo fatto, sulla continuità della legge e Gesù, i contrasti nascono dall’interpretazione orale, nell'Allakah. Il fariseo di per sé non è un oppositore di Gesù, perché Gesù è un osservante, è un pio israelita, Gesù osserva i comandamenti, e invita a seguire i dieci comandamenti, oppositore di Gesù è invece il partito dei sadducei, che sono i maggiori responsabili della morte di Gesù. Questo partito balza alla ribalta dopo la costruzione post esilica, il ritorno in patria dall’esilio nel 538 a.C. Al tempo di Gesù il partito dei sadducei è il principale detentore del potere politico in Israele, quel potere politico che i romani, che erano gli occupanti concedevano ai capi della nazione ebraica, e allora i sadducei sono i più collusi con il potere occupante. In che cosa poteva consistere questo potere, non nel mandare a morte o giudicare qualcuno, ma avevano un potere soprattutto per il culto e l’organizzazione del culto. Dai sadducei veniva considerato un laico e veniva avversato, Gesù è un laico che diverrà sommo sacerdote. È avversato perché presenta un nuovo modo di rendere culto a Jahvè.

La rivalutazione del fariseo osservante non deve far concludere in una continuità tra i farisei e Gesù. Per quanto Gesù sia più vicino ai farisei che ai sadducei, Gesù non è un rabbì di tendenza farisaica vi sono infinite differenze, soprattutto l’atteggiamento di Gesù nei confronti del culto, verso cui manifesta una sovrana libertà. Anche nei rispetti della legge si mostra osservante ma nello stesso tempo superiore. Paolo stesso era un fariseo e si vanta di essere tale.

In sintesi i farisei:

  • credono nell’importanza dei Padri
  • credono in una retribuzione oltre la tomba
  • credono nella resurrezione dopo la morte
  • credono nella presenza degli angeli

Paolo è un fariseo

Non solo Paolo è stato un fariseo ma nelle sue lettere si vanta di esserlo. Paolo è l'unico fariseo di cui ci sono pervenuti gli scritti e che vantandosi del suo passato si dichiara "secondo la Legge fariseo" (Fil 3,5). D'altronde Paolo sembra non essere solo stato fariseo ma esserlo ancora attualmente come ci mostrano gli Atti degli Apostoli: "Fratelli, io sono fariseo, figlio di farisei" (At 23,6). Anche la separazione di cui abbiamo parlato sopra a cui è legata la parola pharisaios, Paolo la intendi in maniera diversa dai sinottici, in maniera positiva. Lo stesso Paolo però non ci fornisce molti dati sui farisei e sulla sua appartenenza al fariseismo, infatti non tratta mai del fariseismo qua talis, presentandone le caratteristiche e le variazioni interne. In Gal 1,13-15 e in Fil 3,5-6 non ripercorre il proprio passato per ricordo storico, ma all'orizzonte della sua adesione a Cristo, per cui le sue affermazioni sul giudaismo sono generiche e frammentarie, ormai ciò che conta è solo Cristo.

Paolo non si rapporta solamente al fariseismo, ma al giudaismo in quanto tale e in una prospettiva segnatamente cristologica. Sia in Gal 1,13-15 che in Fil 3,5-6 vi è il ricordo del passato precristiano di Paolo in entrambi le sezioni autobiografiche troviamo:

  • La relazione tra paolo e il giudaismo (Gal 1,13a; Fil 3,5);
  • La persecuzione della Chiesa (Gal 1,13b; Fil 3,6a);
  • Lo zelo e l'irreprensione verso le tradizioni dei padri e per la Legge (Gal 1,14; Fil 3,9a);
  • Il passaggio al presente della fede in Cristo (Gal 2,16b; Fil 3,9)
  • Il rapporto con la morte e risurrezione di Cristo (Gal 2,19-20; Fil 3,10)2

1) Antonio Pitta, Paolo la scrittura e la legge, EDB: Bologna 2008, p. 18

2) Antonio Pitta, Paolo la scrittura e la legge, EDB: Bologna 2008, pp. 15-21