Questo è il tuo spazio puoi scrivere ciò che vuoi e poi ritrovarlo al ritorno su questo sito

testimonianze cristiane, storia della chiesa cattolica, teologia, esegesi, aborto, famiglia, battaglia per la vita

Esseni

Esseni, ciò che conosciamo di loro ci permette di capire meglio l'opera di Gesù. Nel NT si parla spesso di farisei e sadducei, mentre gli esseni non sono menzionati, le loro notizie sono arrivate a noi in modo dettagliato attraverso gli scritti di Filone d'Alessandria e Giuseppe. Si distinguono dai farisei per un osservanza ancora più radicale della Torah, per questi è fondamentale mantenere la purità cultuale, mentre per i farisei era uno strumento per arrivare alla comunione con Dio. Qui a differenza dei farisei c'è anche il celibato, e coloro che si sposavano vivevano il matrimonio in funzione della procreazione. Vivevano in delle comunità, nei centri abitati ed erano governati dal mebaqqer (il pastore che sorveglia). Il nome deriva dall'aramaico hasajja (pii), come i farisei anche loro provenivano dal movimento degli hasidim.

La giornata la vivevano con la preghiera all'inizio della giornata prima del sorgere del sole, poi il lavoro nei campi, la mensa comune, e prima del pranzo si lavavano e indossavano l'abito bianco, al pomeriggio si lavorava nei campi e poi c'era la mensa comune la sera. Chi doveva entrare doveva passare un anno di prova e se dava buon risultato dopo un anno veniva ammesso al lavoro dei campi, dopo altri due anni entrava definitivamente alla comunità attraverso la partecipazione ai pasti in comune. Anche questo movimento aveva la fede nella risurrezione, l'importanza di questo movimento ci appare in Qumram, che era probabilmente una sede, forse quella centrale di queste comunità. Era un movimento un po' isolato, chiuso. Il nuovo testamento non li nomina proprio per questo, i farisei e i sadducei invece operano nella società. Il modo di vivere degli esseni influì per la sua radicalità esemplare e attirò la stima del popolo "i loro sentimenti si manifestarono, del resto, nella guerra contro i Romani nella quale essi, stirati e contorti, bruciati e martoriati, sottoposti a ogni tortura perchè bestemmiassero il datore della legge o mangiassero alcunchè di illecito, rimasero fermi nel loro rifiuto, senza dir parola ai loro carnefici nè versare una lacrima. Anzi, sorridendo fra gli spasimi, e beffandosi di coloro che eseguivano le torture, offrivano volentiri la loro vita nella certezza di riaverla un giorno"1.


1) Giuseppe, Bell. 2,152 s.