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Il profeta Elia

Profeta. Elia viene presentato dagli autori biblici come l’antagonista di Acab, come il salvatore del vero culto di Dio. Elia aveva combattuto contro il culto di Baal, che invece incoraggiava la moglie di Acab. La sua storia è raccolta in 1 Re 17-19;21 e 2Re 1,1-17. Elia operò nel regno settentrionale di Israele al tempo di Acab e Acacia, cioè tra l’874 e l’842 a.C. Era un profeta itinerante, non collegato ad un santuario, era più simile a un veggente che a un nabi. Fu visto come antagonista di Acab, andò contro infatti la politica di Acab che voleva risolvere il problema della convivenza con i Cananei, concedendo uguali diritti a tutti, e ciò averebbe favorito l’avanzamento di idee e usanze religiose cananee. “Elia riuscì a far accettare che la religione del Carmelo, con la sua popolazione mista, fosse considerata territorio popolato da Israeliti e non da Cananei e che quindi vi si dovesse adorare solo Jahvé… Sostenne che nelle questioni riguardanti chi dà la pioggia alla terra e a chi un malato deve rivolgersi per la propria guarigione, si deve riconoscere che solo Jahvé, e non Baal, ha tali poteri”1.

Elia fu spesso paragonato a Mosè e dipinto come un secondo Mosè, questo forse perché Elia si impegna a far riconoscere che Jahvé è l’unico a cui spetti la sovranità su Israele, è l’unico al quale Israele deve rivolgersi, e inoltre, Elia, custodisce l’ordinamento etico-religioso della vita, che vietava anche al re di ledere i diritti fondamentali dell’uomo. Elia passò dall'idea del Dio delle battaglie a un immagine di Dio che non si manifesta in paurosi eventi della natura, ma in un pacato governo, paragonabile alla dolce calma del vento(1 Re 19,11). Elia si distingue dai profeti successivi perché considera ancora predestinata a Israele una fondamentale condizione di salvezza.

1) Georg Fohrer, Storia della religione israelitica, Parte seconda, III 18,3