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Corano, Qur'an, Umm Al-Kitab

Per i mussulmani credenti il Corano è il Libro sacro in cui è scritta la rivelazione che Dio ha comunicato agli uomini attraverso Muhammad. Il Corano è il libro, il libro dei libri. Il libro è qualcosa che sta al di fuori. Il libro è ciò che è tale per la sua ontologica sussistenza. Se dovessimo porci sul filone filosofico lo dovremmo definire una realtà ontologica; una cosa che è di per sé, per la propria essenza. Il linguaggio del Corano è pieno di fascino in quanto è poetico e in molti passi estremamente intenso ed emotivo. Il venerdì, presso la comunità radunata, il corano viene recitato solennemente e la reazione dell'assemblea mostra con quale intensità vengano profondamente sentite le parole di Dio espresse in un linguaggio inimitabile. Questo è prova dell'autenticità del miracolo del Corano ed è prova che Maometto è il vero profeta.

La parola Corano, più precisamente Qur'an, viene da qara'a "leggere, recitare". L'arcangelo propone a Muhammad di leggere una copia di un testo: la tradizione islamica chiama Umm al-kitab, la matrice del libro, l'archè. E' un'espressione tipicamente semitica che sta ad esprimere l'eccellenza del secondo termine su tutte le altre cose che partecipano di questo termine, questo è il libro più importante, primeggia su tutti gli altri. E' un libro che non ha nessuna sudditanza dagli altri, il libro per eccellenza, dal quale in un modo o nell'altro tutte le altre scritture o tutti gli altri libri provengono. Questo libro esiste da sempre. Il Dio è il parlante per eccellenza, Dio ha una voce quindi. Il passaggio da Umm Al-Kitab a Muhammad è perfetto, non siamo andati incontro a nessun momento di trasformazione o manipolazione di quella parola, così come è contenuta nel Umm Al-kitab la troveremo nel Corano, per questo c'è leggere invece di ascoltare, se avesse ascoltato qualcosa sarebbe magari cambiato, potrebbe aver confuso qualche lettera. I mussulmani ritengono che Muhammad fosse un illetterato, questo fa si che siano ancora più sicuri che il testo non potesse subire cambiamenti. Una scuola sottolineava che la parola è un eterno attributo di Dio e di conseguenza il Corano esiste ab aeterno come la parola di Dio e non solo nella forma del libro originario celeste. Nel IX secolo i mu'taziliti rifiutarono questa dottrina perchè non la consideravano in armonia col monoteismo stretto e con l'unicità assoluta di Dio.

Il testo del Corano contiene 114 capitoli, o sure, con un numero variabile di versetti, o aya, e l'ordine non segue un criterio stabilito in quanto sure che appartengono a periodi diversi vengono collocate in modo confuso, cosicchè sure appartenenti a periodi diversi della predicazione di Muhammad compaiono una accanto all'altra. Forse il contenuto delle prime sure (in prevalenza prescrizioni e regolamenti) apparve talmente importante per la vita quotidiana della comunità da porle all'inizio del Corano.

Le sure, ad eccezione della nona, cominciano con l'invocazione del nome di Dio "nel nome di Dio clemente e misericordioso". Ognuna porta un titolo che descrive in una parola il testo.

L'origine divina del Corano è il fondamento della sua autorità indiscussa ed assoluta, che suscita una totale ubbidienza, inoltre non è permesso toccare il Corano senza una previa purificazione rituale e chi vuole leggerlo deve farlo con cura e per apprendere il giusto modo di recitazione esistono corsi didattici.1


1) Adel Theodor Khoury, I fondamenti dell'Islma, Roma 1999, pp. 101-108