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Consanguinità (CIC c.108)

Esprime il vincolo di sangue che lega più persone che discendono da un unico capostipite. Viene computata in linee e per gradi (CIC c.108).

La linea è la serie delle persone che traggono origine dal medesimo capostipite, Il grado esprime invece la distanza di parentela esistente tra le persone consanguinee e il capostipite, cioè la persona dalla quale discendono tutti. La linea può essere:

  • Retta quando la serie delle persone discendono uno dall'altro, nella linea retta quindi tanti sono i gradi quante le generazioni, tolto il capostipite. Quindi ad esempio tra padre e figlio c'è linea retta di primo grado, tra nonno e nipote di secondo grado.
  • Obliqua o collaterale quando invece i consanguinei discendono da un unico capostipite ma su linee diverse quindi non l'uno dell'altro e così ci sono fratelli, zii e cugini. Nella linea obliqua tanti sono i gradi di parentela per quante sono le persone in tutte e due le linee insieme, tolto il capostipite. Così ad esempio tra fratelli la consanguineità è di secondo grado, tra zio e nipote di terzo invece.

Matrimonio

Nella linea retta della consanguineità è nullo il matrimonio tra tutti gli ascendenti e i discendenti, sia legittimi sia naturali. Nella linea collaterale il matrimonio è nullo fino al quarto grado incluso. L'impedimento di consanguineità non si moltiplica. Non si permetta mai il matrimonio, se sussiste qualche dubbio che le parti siano consanguinee in qualunque grado della linea retta o nel secondo grado della linea collaterale (c.1091). In tutti gli ordinamenti giuridici è proibito contrarre matrimonio con persone legate da gradi di parentela (discendenti da uno stesso antenato) e di affinità (vincolo che intercorre tra il coniuge e i parenti dell'altro coniuge). Sono dunque proibiti i matrimoni tra genitori e figli (linea retta) come pure i matrimoni tra fratello-sorella, zio-nipote, tra due cugini o tra zio e pronipote. La dispensa compete all'ordinario del luogo, ma non si dispensa mai in linea retta, nè il linea collaterale fino al secondo grado (fratelli).

La Chiesa fin dai primi secoli si è mostrata contraria ai matrimoni consanguinei, adottando dopo l’influsso del diritto romano il modo di computare i gradi di parentela in uso nelle popolazioni germaniche: dove i fratelli sono tra loro parenti in primo grado i cugini in secondo grado e i figli dei cugini in terzo. Nonostante ciò la Chiesa proibiva di contrarre nozze incestuose, estendendo l'impedimento al matrimonio sino al settimo grado. Ciò costituiva una serie di proibizione per la validità del matrimonio a tal punto che a volte si offriva la possibilità di sciogliere un vincolo coniugale indesiderato. Il IV Concilio Lateranense fisso al quarto grado l'estensione dell'impedimento di consanguineità e affinità; tale norma confermata dal concilio di Trento fino al codice del 1917 che la ridusse al terzo e secondo grado. Nel nuovo codice per consanguineità si intende l'impedimento "fra tutti gli ascendenti e i discendenti, sia legittimi sia naturali", mentre il matrimoni è considerato nullo sino al quarto grado.