Questo è il tuo spazio puoi scrivere ciò che vuoi e poi ritrovarlo al ritorno su questo sito

testimonianze cristiane, storia della chiesa cattolica, teologia, esegesi, aborto, famiglia, battaglia per la vita

Concilio Ferrara-Firenze

Il Concilio di Basilea, Ferrara e Firenze fu convocato da Papa Martino V nel 1431 (l'ultimo anno del suo pontificato)


Fu convocato in applicazione del decreto del Concilio di Costanza (il decreto Frequens), che prevedeva la tenuta periodica di un concilio della Chiesa cattolica.

I padri conciliari, ancora traumatizzati dal ricordo dello scisma d'occidente, tuttavia già regolato dal recente Concilio di Costanza, propendevano in maggioranza per la superiorità delle decisioni del Concilio sul Papa (conciliarismo). Il successore di Martino V, Eugenio IV (1431-1447), giudicando tale propensione verso il conciliarismo in contraddizione con la tradizione della Chiesa, trasferì il concilio dalla Svizzera all'Italia, a Ferrara, nel 1438.

I conciliaristi restati a Basilea tentarono, spalleggiati dalle Università, di schierare la Chiesa contro il Papa, proclamando decaduto Eugenio IV ed eleggendo in sua vece un antipapa, il duca di Savoia Amedeo VIII sotto il nome di Felice V: si era giunti al piccolo scisma d'Occidente, che venne ricomposto solo dieci anni dopo, durante l'ultima sessione a Losanna, nel 1449 con la spontanea deposizione della tiara da parte di Amedeo.

Ci fu un tentativo di ricomporre, di riunificare la Chiesa, la Chiesa latina con la chiesa greca. Questa speranza, questo desiderio così forte era rimasto vivo dallo scisma, ma questa speranza si è fatta più forte all'inizio del 1400, ripresa dei rapporti con il mondo orientali, attraverso le missioni francescane e domenicane, ma anche tramite le relazioni di mercato. Nel 1274 già il concilio di Lione provò, ma fallì. Il secondo tentativo finì con un documento di unione, che non fu mai adottato.

La questione del Filioque, l'aggiunta del Filioque era stato motivo di scandalo per i greci, l'unica fonte era il Padre, ma per i latini quest'aggiunta sembrava conforme alla tradizione, introdotta alla fine del VI secolo contro l'eresia ariana che negava la divinità di Cristo. Il concilio di Lione aveva detto che la recita del Filioque non poteva essere obbligatoria per i greci, bastava riconoscere che non era eretica. Altra grande divergenza è il primato del papato, per i latini il primato del papa è un primato di giurisdizione, capo della chiesa universale, un potere su tutta la chiesa. Per i greci non è che un primato di onore, non impegnativo sul piano della giurisdizione, questa pretesa universalistica sembra contraria alla tradizione orientale che punta sul concetto di pentarchia, ovvero sulla complementarità e uguaglianza dei cinque patriarcati (Roma, Costantinopoli, Alessandria, Antiochia, Gerusalemme) e l'idea della conciliarità che vede nel concilio l'istanza suprema in materia di fede e di verità.

Altre questioni più piccole sono quelle ad esempio del purgatorio, rifiutato dai greci in nome della tradizione, il purgatorio non ha nessun riferimento nella sacra scrittura. Il pane azzimo usato nella consacrazione era un uso giudaico ed eretico secondo i greci. Per la consacrazione eucaristica i latini non consideravano necessarie l'invocazione dello Spirito Santo, ma che fossero sufficienti le parole di Cristo, i greci ritenevano che la consacrazione del pane avvenivano sia con le parole di Cristo che con l'invocazione dello Spirito Santo.

Arrivati a questo concilio, poteva sembrare del tutto paradossale che il papa cercasse proprio in quel momento a fare unità con la chiesa greca, mai come in questo momento la chiesa latina era in posizione di debolezza, ma due fattori hanno aiutato:

fattore politico: la minaccia dei turchi, minaccia di una conquista turca che rendeva l'alleanza politica con l'occidente quasi obbligatoria per l'imperatore di Costantinopoli

fattore religioso: il conciliarismo, siamo proprio nel periodo dei concili, il concilio di Costanza era riuscito a portare la chiesa sulla via dell'unità.

Un concilio ecumenico che si teneva in Italia visto la situazione precaria di Costantinopoli, fu aperto a Ferrara il 9/4/1938, si spostò l'anno dopo a Firenze a causa della peste, circa 600 rappresentanti della chiesa ortodossa, tutti a carico del Papa. Si arrivò all'adozione di un documento, un decreto di unione del 6/7/1439, questo fu approvato dalle due parti che rappresentavano due distinte identità, ogni chiesa aveva votato per sé altrimenti i latini erano in sovrannumero rispetto ai greci. Un compromesso che al momento sembrava andare bene a entrambe le parti. Per quanto riguarda il Filioque i greci riconoscevano l'ortodossia della forma latina, i latini rinunciano ad imporre la formula ai Greci ed accettavano la formula tradizionale dei greci. Per quanto riguarda il pane eucaristico si potevano usare entrambi, a secondo la liturgia della chiesa. Per quanto riguarda il purgatorio si affermavano i tre stati dell'anima, beatitudine per i giusti, inferno per i peccatori, purgatorio per i penitenti. Primato del vescovo di Roma si riaffermava il dogma del primato papale ma in modo molto sfumato. Si afferma una certa gerarchia fra i patriarcati, il primo posto quello di Roma, poi Costantinopoli, Alessandria, Antiochia e Gerusalemme. Questo alla fine fu un fallimento più che un successo, come doveva essere invece. Le responsabilità sono abbastanza ben ripartite, la volontà sia dall'uno che dall'altro non era completamente sincera, l'imperatore lo voleva per necessità politica per difendersi dai turchi e poco dopo 1453 ci fu la caduta di Costantinopoli, dalla parte del papa era un tentativo di riaffermare la sua autorità che era in bilico all'interno della Chiesa stessa, era alla ricerca di un successo di prestigio, per riaffermare la propria autorità all'interno della chiesa cattolica. C'erano delle divisioni all'interno delle due Chiese, c'erano dei partiti contro l'unione. Questo concilio nonostante il suo insuccesso è stato importante.

Se facciamo un bilancio è negativo, l'unione non si è fatta, ma non è totalmente negativo, dal punto di vista culturale, il concilio di Firenze ha stimolato una migliore conoscenza reciproca, molti di questi padri greci avevano portato manoscritti, le loro biblioteche e la loro presenza stimolò l'interesse per la cultura greca, ha contribuito in qualche modo a preparare l'umanesimo, la riscoperta dell'antico, e della cultura greca. C'è stato un vero dialogo tra oriente e occidente. Tutte le differenze sono state affrontate, si è riuscito a trovare un testo comune, anche se poi non è stato applicato.