TESTIMONIANZE CRISTIANE

 

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Scrittura e Padri

 

L'organizzazione della Chiesa, carismi e ministeri

 

I primi discepoli cristiani vivevano un senso di escatologia, il tempo è breve allora cosa principale è conquistare la santità non si può trascurare un forte influsso pneumatologico, si preferiva una collegialità della Chiesa, favorita dal fatto che non c’era una massa di persone, c’erano poche persone, quindi non serviva dividere i compiti. Segni comuni di questo periodo sono il richiamo al battessimo, il ruolo primario degli apostoli, la progressiva procedura formale dell’ingresso nel ministero con l’imposizione delle mani. Nella comunità di Gerusalemme spiccano i 12, tra i quali risalta il ruolo di Pietro, sentito spesso fondamentale per tutta la Chiesa, un ruolo insostituibile. Pietro è il protagonista della prima parte degli atti. I 12 sono stati costituiti da Cristo stesso e hanno il compito di sostituire le 12 tribù di Israele. Le lettere protopaoline parlano in modo diverso degli apostoli, come coloro che guidano le chiese, non solo i 12. Cambia la modalità di intendere il termine “apostolo”. Gli scritti posteriori manifestano una struttura più organizzata, la Lettera agli Ebrei parla di obbedienza ai capi.

            C’è il bisogno nella comunità di una ministerialità che continui, si vede chiaramente nelle lettere pastorali. At 20,17 quale sono i compiti dei presbiteri e degli episcopi. In Ignazio di Antiochia la triade episcopale come l’abbiamo oggi è già chiara. Nel Nuovo Testamento c’è invece una confusione tra presbiteri ed episcopi, a volte non si sa nemmeno chi comanda. Ignazio di Antiochia è del 110 d.C.

            Nelle lettere pastorali vediamo come ci sono servizi più stabili che si concentrano in figure tipiche che sono i diaconi, 1 Tm 8,13. Il richiamo alla successione apostolica è importante, Tito e Timoteo, successori di quello che fu il ministero di Paolo. È più documentato l’uso di scegliere uomini e applicargli l’imposizione delle mani per il ministero. Senza per questo negare la dimensione comunitaria, la responsabilità di tutti, non c’è la differenziazione clero-laico.

 

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