TESTIMONIANZE CRISTIANE

 

Conosciamo e crediamo

 

Chi è Gesù Cristo?

 

Gesù e i suoi messaggi

 

Tema

Riassunto

   

La causa di Gesù è il Regno

 

          Il progetto di vita di Gesù è la realizzazione del Regno. La regalità è un tema importante per Israele, la regalità di un Dio trascendente che guida la storia. Il Regno è atteso, deve venire, la realizzazione delle profezie. Gesù si identifica con il Regno. Oggi siamo nel tempo del Regno di Dio, si è realizzato anche se deve ancora completarsi, è già ora nel mondo, ma noi dobbiamo ancora operare e portare a compimento noi il Regno. I giudei erano abituati a sentire l'annuncio del Regno ma non al presente, sempre al futuro.

          In Marco più avanza il Regno di Dio più retrocede quello di Satana. La presenza dello Spirito è forte in Gesù, a partire dal battesimo sino a tutta la sua vita, anche nelle tentazioni si dice che fu portato nello Spirito nel deserto. Il Regno è Gesù, per capire quindi a fondo cosa sia il Regno dobbiamo seguire Gesù.

          Il regno di Dio ha un senso escatologico, è un dono totalmente gratuito di Dio, nessuna forza umana l'ha forzato; cristologico, Gesù è il centro di questo annuncio, Dio si avvicina all'uomo in una maniera soprendente, divenendo uomo; soteriologico, la salvezza innonda il mondo. Gesù è un maestro di sapienza che parla attraverso beatitudini e parabole.

 

Le beatitudini  

          Le beatitutini sono la costatazione di una felicità che già c'è con l'avvento del Regno. Le beatitudini non significa che poveri e sofferenti sono migliori di ricchi e gioiosi, ma che Dio è vicino in maniera particolare a queste persone e soprattutto sono beati per il fatto che in queste situazioni continuano a credere e a sperare in Dio, è la speranza in Dio che li rende beati non la loro condizione.

          La giustizia di Dio è il volere di Dio, non c'entra la giustizia umana.  Le beatitudini insistono sull'atteggiamento che deve assumere l'uomo, sull'atteggiamento interiore. Chi vuole appartenere al Regno deve avere le disposizioni interiori delle beatitudini. Le beatitudini hanno una grande portata cristologica, Gesù non è solo il profeta del Regno, ma è il Regno stesso.

 

Le Parabole  

          Gesù parla molto tramite parabole, è un metodo incredibile quello che usa Gesù. Gesù non è un dottore della legge, non usa la legge per parlare, non usa la Scrittura, le parabole, sono ciò che di più interattivo esiste, fanno entrare il destinatario nel racconto, e alla fine della parabola il destinatario è chiamato a fare. Pone di fronte a una scelta dalla parabola. Per questo ha una portata diversa da allegoria e metafora, nella parabola c'è molto di più. E' simbolica la parabola, nel senso che è ordinata, e nel senso che rimanda ad altro, spesso le parabole riguardano il comportamento di Gesù, ad esempio quelle che riguardano i peccatori, servono a giustificare il comportamento di Gesù.

          Per i rabbini la parabola era un mezzo sussidiario, per Gesù diventa il mezzo principale per parlare del Regno. La parabola ha un forte significato di prassi, non porta tanto idee religiose, ma una prassi, un modo di comportarsi. Ha sempre una funzione dialogica, c'è sempre un'interlocutore, a cui Gesù sembra concedere qualcosa, ma solamente per poi portarlo alla Verità a fine parabola, Gesù mette a confronto in genere il comportamento dell'interlocutore e il proprio.  Le parabole traggono la loro forza più dalla pratica, dall'esperienza, che dalla logica.

          Gesù instaura il Regno con gradualità, come un buon pedagogo sa aspettare, c'è la semina, il tempo di attendere e poi un compimento e una raccolta. La parabola del Figliol Prodigo è la più lunga del vangelo e ci fa capire la persona di Gesù. Gesù ci rivela un volto nuovo di Dio, il Gesù che accosta i peccatori, mostra la totale disponibilità al perdono e alla grazia di questo perdono, Gesù a differenza di Giovanni Battista non chiede prima la conversione, viene prima il perdono e poi la conversione, la misericordia di Dio è totalmente gratuita. E così il Padre mostra l'atteggiamento di Gesù misericordioso verso i peccatori, l'atteggiamento del fratello della parabola è quello di chi critica il Gesù vicino ai peccatori, che non vedono i fratelli come figli dello stesso Padre.

 

L'autorità e i miracoli  

          Dagli insegnamenti di Gesù si vede la sua exousia, la sua autorità, un autorità che si vede dai gesti e dalle parole, con autorità parla abbiamo detto prima non come un'interprete della Legge ma come l'interprete, con autorità compie miracolo, che più che gesti che superano le leggi della scienza (come per lo più intendiano noi oggi), per gli israeliti aveva un senso di meraviglioso davanti alla gloria di Dio. Miracolo è quindi qualcosa di meraviglioso.

         Questi segni straordinari di Gesù testimoniano la venuta del Regno, così l'attività taumaturgica di Gesù è legata all'avvento del Regno. I miracoli adempiono la visione di Isaia, Gesù invita a riconoscerlo perchè i ciechi riaquistano la vista, perchè porta salvezza , l'avvento del Regno si vede anche in questi segni miracolosi.

          La regalità di Gesù si manifesta dal suo controllare la natura.  Gesù fa schiava la natura, seda le tempeste, cammina sulle acque, scaccia i demoni. Sono tutti segni dell'autorità di Gesù. Gli esorcismi sono molto presenti in Marco, in cui si vede bene che più avanza il Regno di Dio, più retrocede quello di Satana. Gli esorcismi erano di certo presenti anche prima di Gesù, ma certo nella continuità c'è una grande discontinuità, questi esorcismi erano fatti in nome di qualcun altro, Gesù li fa in nome proprio.

          Altro elemento di autorità è la remissione dei peccati, solo Dio può rimettere i peccati, e invece Gesù rimette i peccati nel proprio nome. Gesù mostra un perdono di Dio che arriva prima ancora della conversione, a differenza del movimento Battista. Le comunità primitive vivono fortemente questo aspetto di riconciliate. Gesù supera ogni siepe di purità il suo messaggio è rivolto a tutti, il perdono a tutti. E' una grazia data a tutti, che di certo si può anche rifiutare, ma è data a tutti. I miracoli non li faceva solo Gesù, la remissione dei peccati è originale di Gesù, nessuno si sarebbe azzardato di rimettere i peccati nel proprio nome.

 

Figlio dell'Uomo  

          E' un termine non presente nelle prime comunità, San Paolo non usa mai questo titolo, usa Signore, Cristo, Figlio di Dio. Questo termine viene dal profeta Daniele è un personaggio trascendente che viene dall'alto, l'originalità di Gesù è quello di unire questo termine al messia umano davidico della tradizione profetica. Qui c'è il punto dell'accusa di bestemmia, un uomo che si dice Messia va bene, ma un uomo che si dice uguale a Dio affermando che è alla destra di Dio non può essere concepito.

          In un primo gruppo di testi dei vangeli questo termine ci fa vedere come Gesù è qui ma non in maniera eclatante ma in modo umile. Un secondo gruppo l'accosta al servo sofferente, e mostra un Gesù che deve patire. Un terzo gruppo di testi in cui rappresenta il messia escatologico, che siede alla destra di Dio, con la stessa potenza di Dio.

          Usa questo termine in terza persona perchè non vuole svelarsi subito, è un grande pedagogo Gesù, vuole insegnare gradatamente, adattandosi all'uomo. Il titolo in Daniele indica già una trascendenza ma come lo usa Gesù assume un significato tutto nuovo legato a quell'esistenza storica della linea profetica. La forza della risposta che Gesù dà a Caifa proviene dalla fusione del Salmo 110, un salmo molto noto, e il testo del profeta Daniele 7,13-14. Il problema non sarebbe neanche di per sè quindi il titolo Figlio dell'Uomo, ma la sua vicinanza a "sedersi alla destra di Dio", l'insieme è inconcepibile per Caifa.

         

Gesù e il Padre  

          Il rapporto con il Padre è fondamentale per capire l'identità del Figlio. Gasù prega costantemente il Padre, lo prega con il termine Abbà, era un termine già diffuso, si vedeva Dio come padre e anche come madre, ma certo Gesù la usa in un modo particolare, fa vedere una figliolanza diversa da quella che abbiamo noi, lui è un figlio effettivo, a differenza di noi che siamo figli adottivi.

          Abbà non è un vezzeggiativo come alcuni affermano, dimostrazione ne è il fatto che nei vangeli viene seguito da Pater che significa Padre, in greco altrimenti si traducerebbe con pappas che vuol dire appunto papà. Gesù si rivolge sempre al Padre, mai allo Spirito Santo, che nel caso è il tramite di questa preghiera.

 

Gesù e lo Spirito Santo  

          Gesù prega molte volte il Padre, Paolo ci dice che non si può pregare "Abbà" senza lo Spirito Santo, ogni preghiera al Padre è quindi possibile nello Spirito. Come c'è un segreto messianico c'è anche un segreto pneumatologico, Gesù non viene presentato come il continuamente investito di Spirito Santo, se non che nell'evento del battesimo.

          E' vero che Gesù non si dichiara un carismatico ma risulta esserlo.  Nell'Antico Testamento lo Spirito Santo è qualcosa di invisibile, etereo, ma fondamentale per ogni rapporto. I profeti classici non si attribuiscono mai la spinta dello Spirito, ma della Parola, in epoca tardiva invece è lo Spirito che è sui profeti e li spinge.

          Nella fase gesuana Gesù è principalmente l'uomo dello Spirito, nella fase cristologica Gesù è l'uomo che dona la Spirito. Dire che lo Spirito scende su di lui, non vuol dire che poi Gesù è alle dipendenze dello Spirito. Nei sinottici ma soprattutto nel vangelo di Giovanni si vede come Gesù è l'uomo dello Spirito in quanto può donarlo in abbondanza. Gesù è il carismatico per eccellenza, nei profeti lo Spirito aveva una durata, in Gesù abita invece, è ricolmo di Spirito come nessuno prima, su di lui è sceso in pienezza.

           Gesù durante la festa delle capanne si presenta come nuovo tempio da cui scaturisce l'acqua viva dello Spirito. L'ora di Cristo è anche l'ora dello Spirito, infatti quando si dice che "spirò" letteralmente significa "consegnare lo Spirito". Per Giovanni, Gesù è presente in mezzo a noi tramite lo Spirito Santo.

 

 

Chi è Gesù Cristo?